
L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda
Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Ne abbiamo parlato in un appassionato confronto con il costituzionalista Gaetano Azzariti, con lo storico Francesco Barbagallo, con l’economista Laura Pennacchi. Esponenti di una sinistra ancora pensante, tutt’altro che rassegnata alla “fine della storia”.

Non siamo mai stati tifosi del reddito di cittadinanza, ma è innegabile che durante l’emergenza ha impedito lo scivolamento di tante famiglie nell’indigenza. I costi dell’attuale crisi energetica siano pagati dalle imprese che hanno fatto extra profitti.

Il declino del bel Paese, dal miracolo economico alla pandemia, nel racconto dell’accademico che ha diretto “La Rivista Trimestrale”, la prestigiosa pubblicazione fondata da Claudio Napoleoni e Franco Rodano. Una intervista d’altri tempi sul destino dell’Italia.

Il primo storico declino dell’economia italiana prende forma tra il Cinquecento e il Seicento, il secondo negli ultimi decenni dello scorso secolo. Ad accomunare i due declini, il tradimento della borghesia e la debolezza delle classi dirigenti.

Le carenze della struttura produttiva italiana non possono essere risolte agendo con il solo vincolo esterno. L’esaltazione retorica delle sue virtù serve a rimuovere scomode verità, ieri come oggi.

Cambiamento climatico, fame e carestie, conflitti armati, iniquità globali. Ma l’imperativo non può essere combattere i sintomi, bensì le cause attraverso una nuova forma di egemonia multilaterale e cooperativa.

Carestia, grano come “arma di guerra”, concorrenza al ribasso tra indigeni e stranieri. L’esodo verso l’Europa è destinato a crescere, quale che sia l’esito del conflitto in corso

La pace internazionale dipende dalla capacità dell’Europa di svolgere una funzione di equilibrio strategico e un ruolo autonomo nel Medio Oriente e nell’oriente asiatico.

Se prevarrà un’asse occidente contrapposto a quello orientale, l’interesse europeo sarà schiacciato. Un mondo multipolare esige che sia data voce a quella politica e a quel diritto che, dopo la Seconda guerra mondiale, ci hanno indicato la via della Giustizia tra le Nazioni

Al netto delle crescenti speculazioni che vedrebbero l’ipotesi putsch farsi strada, in prossimità del 9 maggio, questa rimane se non fantasiosa un’ipotesi remota

Il confronto non è fra tirannide e libertà né fra autocrazia e società aperta, ma fra il regime di Mosca, inedita combinazione di bonapartismo orientale, modernizzazione illiberale e neoconservatorismo, e quello di Kiev, in bilico fra democratura oligarchica e populismo mediatico.

Nel mirino l’accerchiamento calamitoso dell’Occidente: «Il collasso dell’Unione Sovietica è stato il maggiore disastro geopolitico del XX secolo». Ma «abbiamo saputo risollevarci», individuando nuovi vettori di sviluppo nella salvaguardia dei valori autenticamente russi».

Interroghiamo davvero questa guerra per capire come sarà il futuro dell’Europa, se e quando verrà rimossa, come sembra negli obiettivi di una parte dell’establishment americano, l’”eccezione russa”.

Sul New York Times dell’otto marzo, Thomas Friedman scrive di essere spaventato perché Putin non ha a disposizione nessuna “buona via d’uscita”

È assai difficile rispondere. Quello che, però, sembra sicuramente cambiato è lo spirito di fondo dell’impresa europea.

E così, è scoppiata la quarta guerra mondiale. Dico quarta perché la terza guerra mondiale c’è già stata. È quella che chiamiamo “guerra fredda”.
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