IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Gli dei confondono quelli che vogliono perdere

Le classi dirigenti di questo paese perseguono l’obiettivo di fare del PD un partito di centro che guarda alle élites e ne incorpora i programmi neoliberali: da Renzi a Letta con il mandato di far da supporto a Draghi, la vera briscola di questo grande gioco sugli assetti politici dell’Italia.

Oltre che sulla postura interna ed internazionale del prossimo governo della Destra, i mass-media e l’opinione pubblica in questi giorni si interrogano su quel avverrà nel PD dopo un tonfo, che va ben oltre il risultato elettorale e che la sua stessa dirigenza riconosce tale da richiedere un congresso addirittura di rifondazione.
Il fatto è che da quel che avverrà nel PD dipendono la postura e la forza che l’opposizione al governo delle Destre riuscirà a mostrare in occasione delle tensioni sociali e politiche che – come molto fa immaginare – si svilupperanno a partire già dai prossimi mesi. E soprattutto dipendono le fattezze che la Sinistra assumerà nel nostro paese e i destini che nei prossimi anni la attendono.
L’imputato del processo pubblico, che così si è aperto, è il povero Letta, accusato di avere abbandonato il radicamento sociale del PD ed aver rinunciato alla sua funzione di rappresentare la Sinistra in questo paese. Che Letta abbia sbagliato i conti non c’è dubbio. Ma non c’è neanche dubbio che di quest’errore egli è solo l’ultimo terminale.
Non solo quel che Letta ha fatto aveva ricevuto il consenso unanime di tutto l’attuale gruppo dirigente, ma seguiva una linea che al PD veniva pesantemente sollecitata dall’”esterno”, e non da ora.

Il sentiment delle classi dirigenti italiane

È da anni che i grandi giornali e le principali rete televisive, che danno voce al sentiment delle classi dirigenti di questo paese, perseguono l’obbiettivo di fare del PD un partito di centro che guarda alle élites e ne incorpora i programmi neoliberali: prima avevamo affidato questo compito a Renzi e poi hanno tramesso le stesse consegne a Letta con il mandato di far da supporto a Draghi, che per esse – da sempre – costituiva la vera briscola di questo grande gioco sugli assetti politici dell’Italia.
Non è andata neanche questa volta. E non è andata perché il progetto di queste classi dirigenti si basava su di un vistoso deficit di analisi sociale e politica. Semplicemente, pretendeva di navigare in un mare di cui non conosceva i fondali: si dice che gli dei confondano quelli che vogliono perdere.
L’establishment e gran parte dei suoi maître à penser hanno liquidato quel che avveniva da oltre un decennio sulla scena politica di questo paese (ma non solo) con l’epiteto, spesso sprezzante, di populismo e ne hanno pronosticato una rapida dissolvenza sugli altari della tecnica, della competenza e del progresso. Non avevano capito, e continuano a non capire, che il populismo era, ed è, il portato delle trasformazioni profonde che le economie e le società occidentali avevano subito a far data dagli ultimi decenni del secolo scorso.

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