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IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Macron, troppo poco, troppo tardi

Macron annuncia che anche la Francia riconoscerà lo Stato Palestinese.
Come ha fatto la Spagna di Sanchez e come hanno già fatto molti paesi in Europa e quasi tutti nel resto del mondo, tutta l’Asia, l’Africa e l’America Latina.

La Francia fa un passo importante ma è ancora troppo poco e troppo tardi.
Invece, l’Italia di Meloni giudica il ricoscimento addirittura “prematuro”.
Si trova allineata con Trump, che ieri si è pure arrabbiato e ha detto che le parole di Macron “non contano nulla”, incitando Israele a “ripulire tutto”, cioè a continuare l’opera di sterminio dei palestinesi.

La conferma dell’esistenza di nuova internazionale nera guidata dal presidente americano che annovera tra i suoi membri di primo piano Meloni e Netanyahu.
L’Italia sta in mezzo ad un presidente americano golpista e un presidente israeliano criminale di guerra.
La rivista Time può pure pubblicare il volto di Meloni in prima pagina ma nulla potrà cancellare questa vergogna della politica estera italiana ai tempi della estrema destra al governo.

D’altra parte, la stessa rivista statunitense esprime preoccupazione, quando scrive che la Presidente del Consiglio italiana è «al passo con la schiera globale di leader autoritari in ascesa; i quali vogliono consolidare il potere esecutivo, reprimere i media, esercitare il controllo sul sistema giudiziario, prendere di mira gli immigrati senza documenti e limitare alcune forme di protesta».

Il riconoscimento dello Stato palestinese è un atto dovuto, atteso da decenni, sancito da risoluzioni ONU mai rispettate. Chi oggi lo ostacola, come fa il governo di destra, si schiera dalla parte dell’apartheid e della pulizia etnica.

Meloni dice di difendere i valori occidentali, ma nei fatti difende solo l’Occidente colonialista e guerrafondaio, quello che si oppone al diritto internazionale quando non serve i suoi interessi.

Ci sono momenti in cui la Storia separa chi ha avuto il coraggio di stare dalla parte della giustizia da chi ha voltato lo sguardo per servilismo e opportunismo. L’Italia meloniana oggi è dalla parte sbagliata.

Mentre altri paesi europei compiono passi nella direzione giusta, l’Italia resta immobile, prigioniera di una linea estera, subalterna a Trump, che calpesta i diritti umani e la dignità dei popoli.

Si può essere celebrati dalle copertine dei giornali e allo stesso tempo condannati dalla coscienza collettiva.

La grande maggioranza degli italiani non può non rilevare l’esistenza di “due standard” da parte del mondo occidentale e dell’Europa, che metteno le sanzioni alla Russia di Putin e che assistono complici al genocidio dei palestinesi a Gaza.

L’Italia meloniana sembra persino aggiungere qualcosa di suo, in perfetto stile con il principio che gli affari giustificano tutto e perciò finché c’è guerra c’è speranza.

Il 23 luglio, ieri l’altro, si è svolto un incontro tra lo Stato Maggiore della Difesa italiano e le Forze Armate israeliane, convocato attraverso la Direzione Nazionale degli Armamenti (Dna) e l’Aiad, federazione che riunisce le aziende italiane dell’aerospazio e difesa. Nonostante il ministero della Difesa abbia definito l’incontro una normale “prassi tecnico-militare” (“Staff Talks”) senza fini commerciali, emergono forti dubbi sulla reale natura dell’iniziativa.

La convocazione inviata alle aziende parla esplicitamente di rapporti “in essere, pregressi o in divenire” con Israele e della discussione di un nuovo piano di cooperazione bilaterale, lasciando intendere che vi siano contatti commerciali attivi o in fase di definizione, nonostante il governo continui a dichiarare la sospensione delle nuove licenze di export militare verso Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023.

Il sospetto è che, pur bloccando formalmente le vendite di armi, l’Italia stia mantenendo attive collaborazioni in settori tecnologici e dual use (civile-militare), contribuendo così alla macchina bellica israeliana.
Quella che ogni giorno bombarda sui civili inermi, blocca i rifornimenti umanitari.

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