IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Mosca si prepara a uno stato di guerra permanente

Se con l’arrivo di Putin è stata l’intelligence a riprendere le redini della Russia, ora sono i militari ad avere il controllo dello Stato. Marginalizzati gli oligarchi, saranno i generali a spingere per un conflitto perpetuo

È lecito – dopo due mesi di conflitto – sottolineare il ripetersi di antichi problemi di approccio dell’Occidente nell’osservare la Russia, che di nuovo rendono difficile dare un qualunque senso alle scelte del Cremlino. Soprattutto quando estreme, come il ricorso ad una invasione militare all’antica. Abbiamo qui isolato tre aspetti, per facilità riassunti per punti, connessi e riconducibili alla questione generale di chi decida veramente a Mosca.

Imperatore o Impero
Da tempo, il primo stereotipo occidentale sulla Russia è che tutte le decisioni del Cremlino senza distinzioni siano riconducibili ad una sola persona e che Vladimir Putin sia Zar che vi regni incontrastato, alfa-omega delle dinamiche del paese.
Lungi dal negare il suo impatto determinante sul sistema politico, tuttavia questo approccio impedisce di coglierne la complessità. A partire dalle istituzioni e dei gruppi di potere che lo animano; ovvero dell’establishment di cui Putin è espressione e sintesi, come ben illustrato dalla collega Mara Morini (La Russia di Putin, ed. il Mulino).
La comoda semplificazione Putin=Zar ha trovato terreno fertile nei Media e nell’informazione quantitativa di massa, salvo poi riuscire ad attecchire anche in contesti professionali.
Ne è conseguito un eccessivo interrogarsi sul profilo psicologico del presidente russo e, oggi, sul suo stato di salute come se bastasse a spiegare scelte radicali di lungo periodo (la creazione di un asse Mosca-Pechino) o a dire della durata della guerra.
Come scrivemmo a suo tempo, in un paese dalle risorse, interessi, ambizioni, élite interne come quelle della Russia, “il peso specifico di un Impero è di gran lunga maggiore di qualsivoglia Imperatore (o Zar) che se ne avvicendi al comando” (Rivista di Politica, 4/2017).
Non sarà con la danza della pioggia per il cambio del leader al Cremlino che svanirà la leadership che ha deciso e sostenuto l’invasione ucraina. E con la quale sarà comunque difficile accordarsi perché conosciamo molto poco degli attori che animano il backstage alle spalle del Presidente russo.

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