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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Una lezione, non solo per la sinistra tedesca

La rivolta dei lavoratori e delle classi medie in cerca di protezione. La Spd non è un caso nazionale. La questione migranti ha invertito i rapporti di forza a sinistra, dove la Linke raggiunge una meta straordinaria e Sahra Wagenknecht rimane fuori dal Bundestag.

Il voto per il parlamento tedesco di domenica scorsa rispecchia fedelmente quanto la Germania, ancor più di ogni altro socio del club continentale, sia destabilizzata dal ritorno della Storia. Il “wandel durch handel”, ossia l’esportazione della democrazia attraverso i mercati globali, ha funzionato al contrario: le democrazie occidentali, alimentate dal welfare State, sono divenute oligarchie sempre meno liberali. Profetico Emmanuel Todd nella “Disfatta dell’Occidente”. L’ordine neo-liberista globale, ancor più feroce nell’interpretazione mercantilista dominante nell’Unione europea, era insostenibile. Dal 2016, si accumulano evidenze: la Brexit, la prima vittoria di Donald Trump, poi l’ascesa ovunque delle destre nazionaliste e reazionarie.

La rimozione della realtà

La guerra permanente a Mosca ne ha aggravato le conseguenze. Tuttavia, anche in Germania, la più colpita, ha prevalso la rimozione della realtà. La leva per rimuovere è stata, anche qui, la questione migranti. Trattata sul piano identitario, è stata utilissimo capro espiatorio per chi la cavalca (AfD), ma altrettanto utile sostegno esistenziale per chi ha fatto scudo (Linke). Indubbiamente, l’arrivo senza adeguata integrazione dei migranti è un fattore di destabilizzazione culturale e sociale. Va affrontato con umanità e pragmatismo, ma certo è nodo politico di secondo piano rispetto alle cause strutturali della deriva.

La rimozione forzata dei nodi di fase non ha funzionato. Anche nel voto tedesco, lavoratori e classi medie in cerca di protezione sociale e identitaria si sono rivoltate contro il mainstream politico e culturale. In un contesto segnato dall’incapacità di prendere atto del tornante storico, senza prospettive credibili, in particolare nei Länder dell’Est, il voto ha punito, in misura diversa, i partiti protagonisti della costruzione della democrazia e del primato economico tedesco dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Innanzitutto, i partiti della ‘coalizione semaforo’. Collassa il suo consenso. Non si era mai verificata una tale caduta: dal 51,8% al 32,3%. Il partito guida, la Spd, crolla di quasi 10 punti percentuali (dal 25,7% al 16,4%). I liberali finiscono sotto la soglia di accesso al Bundestag. Soltanto i Verdi resistono.

Per il campo conservatore, il dato della CDU/CSU non è particolarmente confortante. Certo, arrivano primi, ma anche per loro si tratta del peggior dato raggiunto dopo una legislatura all’opposizione. Anche qui, nessuna sorpresa. Dall’opposizione, hanno sostanzialmente condiviso le decisioni cardinali del governo Scholz, ancora più supini all’amministrazione Biden di quanto lo sia stato il Cancelliere. Nè si sono distinti per indicare la direzione di marcia nella terra incognita. La ‘grande coalizione’ prevista Berlino ora vale meno del 45% in termini di consenso popolare.

AfD, partito razzista e autoritario, analogamente a quanto avviene ad ogni longitudine occidentale, raccoglie le domande di protezione sociale e identitaria e il favore degli oligarchi di Washington. ‘Vassallo felice’ della Casa Bianca, come gli altri ‘patrioti’, si consolida fuori dal governo, sempre più incisivo sul senso comune e sull’agenda politica. Il 20,8% in media federale, arriva al 34% ad Est e fa di AfD di gran lunga il primo partito.

Una lezione, non solo per la sinistra

Sull’altro lato del campo, la centralità della questione migranti ha invertito i rapporti di forza a sinistra, dove la Linke raggiunge una meta straordinaria (9%), mentre BSW, l’alleanza guidata da Sahra Wagenknecht, si ferma a ridosso del 5% e rimane fuori dal Bundestag. Dopo l’ottimo debutto al voto del 2024 per il Parlamento europeo (6,2%) e dopo gli eccellenti risultati di settembre scorso in Turingia, Sassonia e Brandeburgo (13,7% in media), le aspettative erano più ambiziose. Ma una parte del suo elettorato ad Est è tornata alla Linke, forse perchè BSW è apparsa equivoca verso AfD nei drammatici voti al Bundestag a fine Gennaio, oltre che troppo accomodante nel negoziato per approdare al governo della Turingia insieme a CDU e Spd.

Per la Spd, è di gran lunga il peggior risultato dalla sua fondazione nel 1887, anno di nascita del partito capostipite del movimento operario, modello per l’impianto ideologico e l’organizzazione politica socialista, socialdemocratica, laburista europea. Non è un caso nazionale. Il risultato dei socialdemocratici tedeschi esprime la perdita di senso politico distintivo e dell’originaria funzione di rappresentanza dell’universo del lavoro subordinato dell’intera famiglia politica socialista protagonista del migliore ‘900. In tale contesto, va letto il successo della Linke: la somma dei suoi voti con quelli della Spd precipita al 25,2% dal 30% del 2021. L’aggiunta dei Verdi porta l’arretramento a 9 punti percentuali. Insomma, è un travasamento di voti in un campo sempre più ristretto. Il paradigma espresso dalla BSW, schiacciato dalla strumentalizzazione politica e mediatica estrema, rimane decisivo per uscire dal recinto. Va coltivato. L’esclusione dal Parlamento è un handicap pesante. Tuttavia, i voti raccolti sono un patrimonio significativo, anche perché BSW è l’unico partito che sottrae voti a AfD.

Domande inevase

Le domande lasciate fuori dal passaggio elettorale ritornano inesorabili: quale Germania? Quale Europa? In un quadro di realismo, segnato dalla costruzione di una difesa comune europea, le classi dirigenti tedesche intendono essere protagoniste della rideclinazione di relazioni politiche e commerciali con la Russia, condizione necessaria per conquistare un minimo di ‘autonomia strategica’ sul piano economico e politico, ossia per arrivare a quell’ “indipendenza” dagli USA prospettata a caldo da Friedrich Merz, Cancelliere in pectore? Su tale discriminante, trainano una cooperazione rafforzata fondata sulla valorizzazione delle democrazie nazionali? Si misurano con l’urgenza di superare l’impianto ordoliberista della politica economica dell’Unione, soffocante camicia di forza per la stagione keynesiana da interpretare? Guidano il consolidamento degli strumenti di debito congiunto?

Le risposte a tali domande sono o dovrebbero essere, innanzitutto, a carico della famiglia socialista, della sinistra ufficiale e di chi ha cercato di riconquistare fasce di popolo delle periferie. Vale per la Germania. Vale dappertutto. È il terreno di ridefinizione del progressismo o comunque si soglia chiamare una visione utile agli interessi del lavoro.

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