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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Civiltà planetaria o trionfo di una potenza disumana?

Secondo lo storico del diritto Aldo Schiavone, il nuovo capitale sarebbe riuscito a mutare la natura del suo storico antagonista, annullando la capacità egualitaria e socializzante del lavoro. Le vite che non accrescono la potenza tecnica sarebbero prive di valore.

È il dispositivo costruito sulla potenza di questa combinazione-capitale finanziario e rivoluzione tecnologica-e non solo la forza della tecnica che sta avviando in effetti l’unificazione del mondo. La civiltà che nasce – ci piaccia o meno – sta prendendo corpo sotto il segno e nel nome di questo meccanismo bicipite.

Il miraggio di una ricchezza senza lavoro

È una genesi che significa molte cose cariche di conseguenze. E intanto dà conto di una trasformazione decisiva. Nello struttura tecno capitalistica dell’economia globalizzata il valore delle merci che riempiono il mondo – il valore del loro “enorme accumulo” – non dipende più in modo rilevante dalla quantità di lavoro da esse incorporato, come nell’età del capitale industriale, ma in gran parte dalla quantità di tecnologia integrata al loro interno. E poiché la tecnologia appare essa stessa non altrimenti che sotto forma di merce  (come già il lavoro vivo nel vecchio sistema capitalistico dominato dalla grande industria e dal lavoro operaio), ne consegue che la merce per eccellenza, la merce produttrice di tutte le merci, ora non è più il lavoro direttamente erogato, ma la tecnica nelle sue concrete condizioni di esistenza (ricerca, informazioni, comunicazione). Produrre merci attraverso le merci – il carattere fondamentale di ogni produzione capitalistica – significa oggi produrre merci attraverso la tecnica – merce, che è diventata una componente autonoma rispetto a quella del lavoro nello svolgersi del processo produttivo (naturalmente, ogni tecnica incorpora lavoro – il lavoro che è stato necessario per realizzarla – ma esso si presenta per così dire come assorbito nel suo risultato).

In questo modo la creazione di nuovo valore non dipende più principalmente dalla quantità di lavoro impiegato, ma soprattutto dall’aumento della densità tecnologica di ogni unità di prodotto. Naturalmente, la tecnica richiede comunque un’aggiunta di lavoro vivo; ma nel suo caso non conta, per la produzione di nuovo valore, la quantità e la serialità del lavoro vivo  (come nel lavoro operaio classico), ma piuttosto la sua qualità specifica, vale a dire l’intensità delle conoscenze che il lavoro presuppone, condensa ed esprime. Più si sviluppa la tecnica, più cresce la qualità del lavoro vivo necessario ad accompagnarla nel processo produttivo, ma ne diminuisce la quantità complessiva.

Beninteso, procedendo su questa strada la produzione delle merci materiali a bassa densità tecnologica e il lavoro vivo che la consente non scompaiono (come non era certo scomparso il lavoro agricolo del vecchio mondo industriale), ma riducono progressivamente i loro addetti, si  delocalizzano geograficamente dovunque è possibile rispetto alle produzioni ad alta densità tecnologica, e comunque si marginalizzano socialmente (e di conseguenza anche politicamente). Nei loro processi non accade più nulla di decisivo per la storia della società cui appartengono.

Il ruolo del capitale finanziario

Il capitale dal canto suo, staccatosi dal riferimento storico e formale al lavoro vivo, perde le sue basi sociali classiche-le basi materiali di una volta-e, per così dire, si autonomizza sempre di più da ogni produzione che non sia produzione a intensità tecnologica sempre più alta, o direttamente creazione di nuova tecnica; perde ogni riferimento spaziale e nazionale, e accentua al massimo la sua trasformazione finanziaria già intravista da Marx e in atto nell’ultima stagione del precedente modo di produzione (possiamo dire che in un certo senso la finanziarizzazione del capitale industriale ha fatto da accumulazione originaria per il nuovo modo di produzione). (…)

La rivoluzione della tecnica del capitale ha così disgregato le basi sociali delle precedenti società industriali e ha creato un nuovo rapporto tra capitale e lavoro, perché ha mutato la forma di lavoro di cui la produzione ha bisogno. Non più il lavoro astratto misurabile attraverso la sua quantità e serialità, collegato perciò all’allargamento progressivo e illimitato della base produttiva, ma il nuovo lavoro frammentato e parcellizzato fondato sull’incremento della sua specificità qualitativa, il rapporto con la densità tecnologica che esso è capace di integrare e mettere in movimento (e dunque con il suo potenziale di innovazione).

L’Occidente per Aldo Schiavone non è più la terra dell’emancipazione. Viva l’Occidente!

La tradizionale conflittualità tra capitale e lavoro che ha definito un’intera epoca ha in tal modo perduto drasticamente importanza, perché il nuovo capitale è riuscito a mutare la natura del suo storico antagonista, e ha creato un nuovo tipo di lavoro che potremmo definire post-industriale, diverso da ogni modello precedente: e questo avvento determina nuove gerarchie, nuove alleanze, nuovi aggregati sociali – esito a definirli classi – nuove scale di riferimento globali. E soprattutto annulla la vecchia capacità egualitaria e socializzante del lavoro di una volta, mettendo in crisi quello che potremmo definire come il polittico storico dell’emancipazione occidentale: democrazia, lavoro, eguaglianza, individualità, parità di genere, con le sue componenti disposte in un intreccio instabile ma espansivo.

Ora le forme classiche di sfruttamento – peraltro rese ancora più pesanti dalla fragilità delle tutele – sono riservate solo ai lavori a bassa densità tecnologica, socialmente e produttivamente marginali e tanto più senza difesa, quanto più attraverso di esse non passa più nulla di decisivo per il cuore del sistema economico. L’elemento inedito e drammatico che così irrompe sulla scena è la svalutazione globale delle vite non portatrici di nuova tecnica, il loro annientamento qualitativo, la loro riduzione a pura massa per il mercato: letteralmente, a vite che non hanno valore.

[Aldo Schiavone, L’Occidente. e la nascita di una civiltà planetaria, Il Mulino 2023]

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