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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

La grande sostituzione tecnologica nell’era nuova

Ugo Mattei, giurista tra i più critici del pensiero giuridico contemporaneo, firma un saggio radicale e visionario che si propone di mettere a nudo le contraddizioni del nostro presente e ripensare da capo il senso della giustizia, della libertà e della convivenza civile.

Qual è la condizione attuale e quelle tendenze future rapporto fra diritto e intelligenza artificiale, la frontiera più avanzata dell’utilizzo dei dati catturati da telecamere, computer portatili, telefonini, sistemi di pagamento e oggetti smart della più varia natura? Questa frontiera tecnologica, nota anche come “Internet delle cose” e perfino “Internet dei corpi” ora che, tramite l’impianto sottocutaneo o direttamente corticale, l’intelligenza umana può essere aumentata attraverso il collegamento permanente, è in rapidissima evoluzione impatta significativamente sul diritto.

La fine del diritto (occidentale)

La tesi che intendo sostenere in questo scritto e che quello cui stiamo assistendo è un fenomeno di ritirata del diritto di fronte ad un’eccedenza tecnologica che lo sta sostituendo. Una ritirata inevitabile, dalle enormi conseguenze politiche perfino antropologiche, di quel fenomeno di organizzazione sociale, fondato sulla dialettica diritti/diritto, che l’Occidente ha inaugurato agli albori dell’esperienza giuridica, fin dai tempi dei sette re di Roma, e che pareva irreversibile all’apertura del terzo millennio quando la Cina, nel frattempo divenuta la seconda potenza economica del mondo, aderendo al WTO, formalizzava la propria deferenza rispetto alla cosiddetta rule of law globale.

La nostra ipotesi è che la struttura profonda del diritto occidentale, come fenomeno politico e culturale, ha acconsentito la nascita e l’affermazione di quell’organizzazione sociale che chiamiamo capitalismo, mentre ha avuto un ruolo assai più marginale nella costruzione e nello sviluppo della sua antitesi politica, che per comodità chiamiamo socialismo. Il capitalismo, se non fosse stato per la struttura profonda del suo diritto, non avrebbe potuto dar vita a quelle caratteristiche culturali, tipicamente la tutela dei diritti soggettivi, che, tradotte in costituzionalismo liberale, noi consideriamo essenza della libertà e identità dell’Occidente come mondo libero.

Quali sono questi assunti profondi della legalità occidentale?

Primo: i conflitti sociali tra persone (fisiche e più tardi giuridiche) sono risolti da un soggetto terzo, un tecnico del diritto non coinvolto nel conflitto, secondo principi capaci non solo di decidere chi ha ragione e chi torto, in una sorta di gioco a somma zero, ma anche di convincere lo sconfitto della ragionevolezza della decisione, secondo principi giuridici preesistenti a quest’ultima.

Secondo: il libero arbitrio. Noi assumiamo attraverso un’opera di astrazione, che l’individuo, indipendentemente dalle proprie condizioni materiali, abbiano accidente, facoltà di libera scelta.

Terzo: la rilevanza per il diritto di ciò che ciascuno fa, non di ciò che ciascuno è. Il diritto incentiva o punisce attività esternamente rilevanti, non condizioni di razza, lingua, religione, genere ecc. Questa idea produrrà col tempo il principio di uguaglianza borghese ma soprattutto fin dalle origini la nozione per cui il nostro fuori interno costituisce una dimensione intima, spirituale e non materiale.

Quarto: una nozione di diritto indipendente, o almeno tendenzialmente semi autonomo, rispetto agli altri circuiti di socializzazione, che potremmo chiamare sistemi informativo-normativi, come l’istruzione, la politica, l’economia, la religione, la cultura, l’informazione, l’estetica, la morale, i quali determinano i comportamenti sociali anche in modo decisivo, ma non vincolante per i consociati, in maniera coercibile da parte del monopolio della forza pubblica.

Il capitalismo della sorveglianza

L’era smart inizia con l’apertura di una nuova frontiera artificiale, quella online, su cui progressivamente si trasferisce la principale forma di riproduzione del capitale. La nuova frontiera si apre dopo la caduta del muro di Berlino e, proprio come le Americhe e la prima modernità, si presenta come uno spazio di libertà e opportunità estremamente attraente per istinti acquisitivi più intraprendenti. Anche online si riproduce la metafora potente della tabula rasa, che Lock aveva utilizzato per trasmettere il dinamismo, di una umanità che vuole scrivere una nuova storia. Non a caso si parlò di fine della storia, per cancellare d’un tratto la simbolica caduta del muro, ogni stratificazione di un passato storico. Come su una lavagna si cancella il pregresso per tracciare segni del tutto nuovi.

Questa cancellazione della storia, di cui la frontiera Internet e la riproduzione plastica, fondata come sul culto della trasformazione tecnologica rapidissima e dell’eterno presente che ne consegue, non poteva che mutarsi in cancel culture, postura cosiddetta woke che, valutando il passato con il moralismo del presente, mette sotto il tappeto l’esperienza umana di cui non si vuole non si può parlare.

La frontiera Internet, creatura del complesso militare-industriale, volta in primis alla sorveglianza, costruita tramite il dirottamento soprattutto al Mit e a Stanford dei cospicui fondi liberati dalla conclusione del Manhattan project, nasconde così, con la sua immagine di libertà e anarchia, la propria matrice autoritaria, militare di controllo. Essa si presentò come il dono generoso fatto all’umanità dal mondo libero, mentre tentava il consolidamento definitivo dell’egemonia sul finire del secolo americano.

Dal 2001, data di morte delle torri gemelle, ma anche di adesione della Cina alla oggi morente organizzazione mondiale del commercio, questa inebriante narrazione di libertà globale getta la maschera per mostrarsi dietro un soffocante e violento dispositivo di controllo globale, capace di fare a meno del diritto perfino come veicolo di egemonia.

Il capitalismo della sorveglianza è strutturalmente incompatibile con diritti effettivamente garantiti dalla legislazione, ed è solo questione di tempo perché la grande sostituzione sia compiuta, come dimostra il declino della privacy, che pur è stata la più importante estensione giuridica della proprietà privata borghese (a chi non ha nulla tranne il suo corpo) nella società capitalista pluriclasse del secolo americano.

È difficile non accorgersi, alla luce di quanto esposto nelle precedenti pagine, come la principale funzione del diritto divenga inutile sulla frontiera Internet. Ivi la proprietà privata, struttura dell’accumulo fondata sull’esclusione, non richiede l’ausilio degli apparati della legalità. Non serve il giudice per difendere la proprietà privata violata. Internet è infatti il mondo della condizionalità e delle vie di fatto tecnologiche, cui non ci si può sottrarsi.

L’uomo sorvegliato non è difeso dal diritto, perché a lederlo è un potere forte, rapidamente cangiante e irresistibile, cui ben poco importa del suo consenso, che comunque è in grado di estorcere tramite le vie di fatto nel prendere o lasciare. Per il capitale, che si incarna nel corpo di una persona giuridica, è importante la previsione delle probabilità di un dato comportamento, perché queste hanno valore sul mercato. Esse sono determinate da chi ciascuno è, sicché risulta cruciale andare dietro la maschera fino a ieri protetta dalla privacy per indovinare come ognuno sceglierà in base alle opportunità che gli verranno offerte.

Pianificazione economica o barbarie

L’alternativa a questa triste barbarie reazionaria, con tanto di regressione dalla società borghese a quella feudale, esiste, ma non la si vuole vedere, al limite per migliorarne gli aspetti che non convincono. Si investono così somme ingenti per nasconderla, laddove fa capolino nella Cina socialista e nella sua nuova egemonia sui paesi Brics e sul Sud globale. Libera dagli imbarazzi e dalle contraddizioni create dalla logica del diritto occidentale borghese la lunga NEP cinese sembra aver messo in ordine la struttura economica. Sottratti dalla povertà 850 milioni di contadini, superati gli Stati Uniti come Pil aggiustato al potere d’acquisto, con la sua dittatura del proletariato, sancita dal primo articolo vigente costituzione, non senza contraddizioni proprie ma non create dal feticismo della legalità, la Cina esercita una nuova egemonia sul sud globale, fondata sull’esportazione di infrastrutture, non di diritti democrazie e altra falsa coscienza borghese.

Va detto con chiarezza. Così come l’egemonia ha sempre prodotto controegemonia, la tecnologia della sorveglianza ricreato a livello globale le condizioni per la pianificazione, parola chiave e architrave del socialismo. Prendere atto della grande sostituzione che avanza in Occidente, dove il diritto borghese è sostituito dal capitalismo della sorveglianza, non significa per il giurista abbandonare la propria vocazione civile. Egli deve ritagliarsi un ruolo nelle nuove condizioni tecnologiche, abbandonare la disperata difesa della maschera individualista, procedendo senza esitazioni, nostalgie o paure delle nuove condizioni tecnologiche, a fondare, nel collettivo solidale e nel diritto dei beni comuni, un’organizzazione sociale pianificata. O barbarie, qui adesso o socialismo che, sugli errori del passato, sappia fondare l’internazionale delle generazioni future.

[U. Mattei, La fine del diritto. La grande sostituzione tecnologica nell’era nuova, Feltrinelli, 2025]

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