IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà, di Francesco Barbagallo

La questione meridionale è nata insieme all'Italia, quindi sono gemelle e non si sono mai separate. Solo la riscoperta della centralità strategica del Mezzogiorno può risollevare l’Italia dal suo declino. L’inconsistenza e l'inadeguatezza della classe dirigente esprimono il degrado politico culturale di una gran parte del paese

Il mondo sta cambiando rapidamente in questo nuovo millennio. Ma in Italia non è molto diffusa la percezione della nuova realtà in movimento oltre i confini. Forse anche perché nel nostro paese, più ancora che in altri d’Europa, di questi profondi cambiamenti si sentono soprattutto gli effetti negativi sul piano sociale. Il processo in atto da circa un ventennio si caratterizza per due aspetti essenziali: la diffusione globale del capitalismo informazionale e della società in rete, ben definiti da Castells, e una nuova divisione internazionale del lavoro in seguito a ribaltamento dei rapporti tra quelli che nel ventesimo secolo venivano chiamati paesi sviluppati e paesi sottosviluppati.

La stasi dell’Italia e la trasformazione del mondo

In questa nuova era l’Italia stenta a svolgere un ruolo significativo. Come tutte le fasi storiche di cambiamenti profondi, anche questa è caratterizzata da una continua competizione e da una forte selezione. Questi sono requisiti essenziali per la partecipazione alla nuova sistemazione degli assetti mondiali, che comporta pesanti conseguenze di polarizzazione ed esclusione sociale in un nuovo sistema, segnato da imprevedibili novità (…) Dopo la Seconda Guerra mondiale, l’Italia, nel suo conflittuale insieme, fu capace di partecipare da protagonista alla grande trasformazione definita, poi “l’età dell’oro” dello sviluppo capitalistico mondiale. Oggi appare molto meno attrezzata per questa nuova impresa globale. Purtroppo è una società statica e seduta su rinnovati privilegi e antichi difetti, impreparata ad affrontare un confronto duro, ma fondato sulla capacità di innovare. L’esclusione dei giovani dal lavoro e dal futuro in tutta Italia e specialmente nel Sud, che è fenomeno diffuso anche in altri paesi europei, si accompagna da noi a un blocco totale della mobilità sociale. Il tramonto della politica nell’ultimo trentennio ha favorito in Italia il dominio totalizzante di una sorta di familismo dei clan, che impedisce l’affermazione delle qualità personali in qualsiasi ambito. La selezione in Italia, salvo rare eccezioni, non avviene per confronti di merito, ma per le relazioni personali, familiari, di clan. È questo il cemento che unisce, nell’Italia contemporanea, quello che è rimasto della società e della politica. L’inconsistenza e l’inadeguatezza della classe dirigente esprimono il degrado politico culturale di una gran parte del paese. (…)

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