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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Religioni dell’energia. Energia delle religioni

Le più importanti crisi geopolitiche degli ultimi decenni hanno riguardato aree strategiche per la produzione e per il transito di petrolio e gas. Dall’America-Latina allo spazio euroasiatico, fino al Medio Oriente, il controllo delle risorse e delle rotte energetiche continua ad essere uno dei principali fondamenti della potenza delle nazioni (e degli imperi) e dell’emergente mondo “multipolare”.

Il nuovo numero di fuoricollana analizza le dinamiche del potere geopolitico globale attraverso la lente dell’energia, problematizzando la narrazione ottimistica di un mondo multipolare orizzontale e paritario. Come chiarisce acutamente nel suo contributo Vincent Ligorio (“Russia. L’arma energetica al tempo della multipolarità asimmetrica”), la Russia di Putin, che aveva puntato sull’arma energetica come leva di potenza, ha fallito la propria scommessa: le esportazioni di gas verso l’Europa sono crollate (da 152 miliardi di metri cubi nel 2021 a soli 18 nel 2025) e Mosca si è ritrovata intrappolata in una dipendenza asimmetrica con la Cina, acquirente principale e paziente che detta le condizioni. La multipolarità, di per sé dunque, non elimina le gerarchie: semplicemente le ridistribuisce, sostituendo vecchie dipendenze con nuove e più stringenti.

Sul fronte americano, il contributo di Francesco Sylos Labini (“La nuova guerra fredda tra stato fossile e stato elettrico”) illustra l’obiettivo trumpiano di creare uno “Stato fossile”, fondato sul primato di petrolio, gas e carbone e sull’ “energy dominance”, accompagnato da un rifiuto esplicito delle politiche climatiche ed ambientali. Una forma di multipolarismo gerarchico in cui il potere si espande attraverso azioni spettacolari e non conosce alleanze permanenti, solo allineamenti di convenienza (Antonio Cantaro “L’illuminismo nero di Trump, diversamente imperialista”).

La Cina si muove con una strategia opposta (Vincenzo Comito Recenti tendenze dell’energia e del clima a livello mondiale”): il XV Piano Quinquennale punta su rinnovabili, semiconduttori, veicoli elettrici e autosufficienza tecnologica. Con circa 1.000 gigawatt di fotovoltaico installato e il controllo dell’80% della filiera mondiale dei pannelli solari, Pechino si candida a diventare l’architetto della transizione energetica globale, indebolendo, paradossalmente, proprio la Russia, il cui gas diventa meno necessario man mano che la Cina si elettrifica.

Il conflitto israelo-americano-iraniano attorno allo Stretto di Hormuz simboleggia le aporie del multipolarismo gerarchico: la superiorità militare statunitense non basta a imporre un ordine stabile. L’Iran, pur sconfitto militarmente, ha vinto sul piano strategico, mettendo in discussione l’egemonia americana sullo stretto di Hormuz e conservando in sostanza il suo attuale potenziale nucleare civile (e militare). Al suo interno il baricentro del potere si è spostato dal sistema teocratico-ideologico dei chierici al sistema militare-tecnocratico dei pasdaran, le Guardie della Rivoluzione islamica. Un “compromesso nazionalista-tecnocratico” in cui la legittimità dello stato non poggia più sull’ideologia islamica ma sulla capacità di difendere e ricostruire il paese.

E mentre l’egemone “ferito” si mostra incapace di accettare il proprio declino (o almeno di metterlo in forma), la Cina emerge come il vero beneficiario della frammentazione globale, proponendo una riforma profonda delle istituzioni multilaterali come condizione per una cooperazione internazionale meno gerarchica e più democratica (su cui F. Losurdo, “C’è speranza nei BRICS, oltre l’ordine americano-centrico”,  alternativa al caos prodotto dalla logica della potenza del duo Trump-Putin).

A questi scenari geopolitici e geo-economici si collega l’ultima grande, per molti versi inquietante, rivoluzione tecnologica: quella dell’intelligenza artificiale. L’IA richiede quantità immense di energia elettrica, terre rare e acqua per raffreddare i data center, aprendo una furiosa competizione tra le grandi potenze per il controllo dei chip più performanti. L’epicentro di questa sfida è ancora una volta lo scontro tra Cina e Stati Uniti su Taiwan, nodo cruciale della filiera globale dei semiconduttori e terreno su cui si gioca una partita che intreccia indissolubilmente dominio tecnologico, sicurezza energetica e supremazia geopolitica.

La centralità dell’IA per il destino dell’umanità è al centro dell’ultima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas. Il documento, presentato il 25 maggio, invita a “disarmare” l’IA, sottraendola alle logiche di dominio, esclusione e guerra, e orientandola al bene comune. In questa sede pubblichiamo tra le lezioni d’autore: uno stralcio dell’introduzione dell’enciclica e uno scritto allarmante di Dario Amodei (Ceo di Anthropic) che illustra i rischi esistenziali per l’uomo derivanti da uno sviluppo incontrollato dell’IA. In aggiunta un breve ma intenso commento di M. Savelli, “Magnifica Humanitas. O dell’energia della religione”.

La questione energetica si inserisce nel più ampio e urgente problema della transizione ecologica, che ha una doppia dimensione. La prima, più immediata, riguarda il passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili. La seconda, più radicale, investe l’intero modello di sviluppo fondato sul paradigma della crescita illimitata: non si tratta soltanto di sostituire una fonte energetica con un’altra, ma di ripensare in profondità un sistema economico capace di preservare le condizioni materiali della vita umana sul pianeta. In questa cornice, il contributo di Paola Apollaro (“Il contenzioso climatico europeo tra transizione ecologica e crisi energetica”) offre uno spunto di riflessione sugli strumenti trasformativi disponibili nella ricerca, urgente, di un equilibrio tra transizione ecologica e crisi energetica, in un contesto dell’Unione europea che risente della mancanza di una strategia complessiva condivisa ed è attraversato da tensioni strutturali che ne indeboliscono il progetto d’integrazione.

Eppure, proprio le guerre “permanenti” hanno finito per mettere tra parentesi la questione ambientale ed ecologica (Luigi Alfieri, “Religioni, guerre e energia. Un miscela esplosiva“). Molti paesi, a cominciare da quelli dell’Unione europea, hanno scelto di destinare risorse crescenti al riarmo, sottraendole agli investimenti nella transizione verde. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente non hanno fatto altro che accelerare, a livello globale, l’abbandono degli obiettivi – ambiziosi, forse per certi versi velleitari – dell’Agenda ONU 2030. La sicurezza militare ha scalzato la sicurezza climatica nell’ordine delle priorità politiche.

In questo contesto, non si può fare a meno di interrogarsi sulla politica energetica del nostro paese: una politica che appare priva di una chiara finalità strategica e sembra piuttosto inseguire gli eventi, barcamenandosi tra incerti mix energetici e un possibile ripensamento della storica scelta di rinunciare all’energia nucleare. Come mostrano sinergicamente i contributi di Federico Butera (“Nucleare? no grazie”) e Salvatore Bianco (“Il rilancio del nucleare tra potere e propaganda”), l’attuale governo preferisce una tecnologia che ci rende dipendenti, puntando al rilancio del nucleare, nonostante due referendum contrari, invece che puntare sulla sola tecnologia che può garantire la vera sovranità energetica, le rinnovabili, comprensive dell’idroelettrico e geotermico. Chiudono il numero altre due lezioni d’autore, graffianti e preziose: la prima di Alessandro Volpi sugli errori strategici compiuti dall’UE in materia di energia e l’altra tratta dagli appunti di un discorso mai pronunciato di Enrico Mattei.

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